Non pregate per Orlando

Durante la notte dell’11 giugno un uomo entra al Pulse, un locale gay di Orlando (Florida) e si barrica all’interno con degli ostaggi, compiendo una strage di 50 vittime e ferendo 53 persone. È la strage con arma da fuoco più grande nella storia degli Stati Uniti. L’uomo è stato ucciso poco dopo dalla polizia. strage-lgbt-orlando-02

Ci si chiede se la strage si debba far risalire ad un movente omofobo o terroristico, dal momento che il padre di Omar Marteen (il carnefice) dice che suo figlio aveva visto un bacio tra due uomini che lo aveva fatto infuriare; d’altra parte sono ormai evidenti i legami con l’Isis che ha rivendicato l’attentato definendolo “il miglior regalo per il Ramadan” e incitando altri a seguire l’esempio di questo martire che ha ucciso “50 crociati pervertiti”. Allora si tratta di un atto terroristico di stampo omofobo, perché dividere le due cose? Da sempre tutte le religioni incitano all’odio omofobico, con un fanatismo che può solo creare danni.

Sarebbe potuto succedere in qualunque posto dell’Occidente, in qualunque locale o Pride. Ma non per questo si può rinunciare a vivere, ci si può barricare in casa o tornare a reprimersi. Perché l’obiettivo del terrorismo è proprio questo: incutere terrore e far sì che tutti smettano di essere sé stessi.

strage-orlando-160612153703-2L’errore dell’Occidente è la tolleranza nei confronti delle religioni, un problema politico, economico e culturale. Il radicamento di una fede religiosa all’interno della società provoca questi estremismi e fanatismi che portano al deliberato uso della violenza, non facendo altro che seminare odio. Catalizzano tutta l’attenzione, dicendo ai fedeli di avere la verità in mano, la felicità, ma soprattutto la salvezza. Come il califfato che, oltre a dare una pacca sulla spalla ad Omar, gli dice che è un eroe, un martire, e che Allah lo amerà.

Secoli di lotte contro l’oscurantismo cattolico non sono serviti perché ogni volta che succede una cosa come questa tutte le religioni, vedendosi attaccate e in pericolo, rafforzano le loro posizioni, puntando il dito contro il carnefice di turno e tacciandolo come il Male assoluto e affermando ancora una volta come il loro Dio sia diverso, migliore, misericordioso. Questo è ciò che ha fatto papa Francesco, pietismo inutile nel dimostrare vicinanza ai familiari delle vittime, proprio il capo della Chiesa Cattolica che fino a due giorni fa incitava all’odio omofobico. Per questo è ridicolo che l’hashtag lanciato per commemorare le vittime di questa strage sia #PrayForOrlando. Non c’è niente da pregare, perché nessuna religione potrà mai aiutare a superare l’odio in tutte le sue forme.

Una donna di cultura musulmana come Ayaan Hirsi Ali, nel suo saggio Non sottomessa afferma che le sinistre occidentali hanno paura a vedere l’Islam per quello che è e a riconoscere il suo lato più brutale e violento, perché questo non sarebbe politically correct e risulterebbe razzista. Obama ha puntato il dito contro il libero porto d’armi negli USA ma non ha fatto nessuna menzione di come questo gesto folle sia stato dettato dall’Islam. E per quanto ogni giorno ci battiamo per sottolineare la differenza tra i musulmani moderati e i pazzi dell’Isis, va riconosciuto che anche loro sono musulmani e che questi atti terroristici sono dovuti ad una forma estrema della loro religione. Tutto questo finisce per favorire l’estrema destra, con gente come Trump che sta facendo della questione il suo cavallo di battaglia.

Il problema non è l’Islam e quanto sono cattivi gli islamici, come il problema non erano gli ebrei negli anni ’30. Il problema è culturale, è il radicamento della religione che permea ogni ambito della società, che inculca false verità nella testa della gente fin dall’infanzia.

 

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