Buongiorno Fendi

La Maison Fendi, casa di moda nota in tutto il mondo, ieri ha inviato un comunicato ufficiale al coordinamento del Roma Pride 2016, nella fattispecie al Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, di ritirare e distruggere tutte le immagini relative alla campagna Chi non si accontenta lotta lanciata per la promozione del Pride stesso. La polemica è sorta perché Fendi sosteneva che nella campagna fosse stato fatto un “uso improprio” dell’immagine del Palazzo della Civiltà Italiana, ritenendosi la sola licenziataria legittima dello stesso.

Gay: Maison Fendi, Roma Pride non usi Colosseo Quadrato

La notizia ha ben presto fatto il giro del web, tanto che era già partito l’hashtag virale per boicottare il marchio. Si è infatti reso necessario sottolineare come molti clienti (oltre che dipendenti) della casa di moda appartengano alla comunità LGBTQI e come il “Colosseo quadrato” sia un simbolo della città e non appartenga ad un privato. Gli interventi di molti personaggi di spicco si sono susseguiti in poche ore, auspicando un passo indietro da parte della maison. Vladimir Luxuria, senza mezzi termini, ha parlato di una “caduta di stile” da parte di chi vive nel “mondo della moda, che dovrebbe essere decisamente di ampie vedute su questo argomento”.

E il passo indietro c’è stato, nel pomeriggio, con una nota congiunta scritta da Fendi e dal Coordinamento del Roma Pride, in cui si legge: “Da sempre per FENDI la valorizzazione delle diversità professionali, culturali e di genere è parte integrante della cultura della società, la quale in nessuna attività, interna o esterna, discrimina in base all’orientamento sessuale, identità di genere, razza, colore, sesso, religione, opinioni politiche, nazionalità, origini sociali, etnia, invalidità, età, stato civile o altra condizione personale. L’ambizione e la volontà di FENDI sono sempre state quelle di creare team di lavoro eterogenei che riflettano e rispettino le diversità, ritenendole un’importante fonte di arricchimento culturale”.

Evidentemente questa retromarcia c’è stata quando la maison si è resa conto della portata di un gesto simile al livello non solo nazionale ma anche internazionale, vista la partecipazione e il riconoscimento del RomaPride da parte di molti Stati stranieri, cosa che avrebbe potuto ingigantire questa “gaffe”, se vogliamo chiamarla così. Una beffa da manuale, insomma: Fendi, in poche ore, è passata dal tono minaccioso con cui  intimava la distruzione delle immagini per la campagna di promozione, a quello più docile e remissivo con cui sostiene il Roma Pride 2016 e la parata di sabato 11 giugno.

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