Me l’ha detto papà

gentori figli conflittoVogliamo essere gli eterni adolescenti, portare avanti per sempre il conflitto genitori-figli, i tutti problemi intergenerazionali. Ci arroghiamo il diritto, non trascurabile, di portare una pur piccola rivoluzione, una visione diversa del mondo in famiglia. Ci arrocchiamo sulle nostre posizioni, a volte non troppo difendibili, senza voler sapere nulla di critiche razionali e ben articolate. Vogliamo avere ragione, a volte, sì, pur sapendo di non averla, solo per il gusto di dar torto a mamma e papà. Spesso, quasi sempre a dir la verità, non vogliamo sentire ragioni e non ascoltiamo quello che ci viene detto, che sia una discussione, un consiglio o una predica.

Vogliamo anche avere dei punti di riferimento, però, delle certezze assolute, qualcuno a cui chiedere un consiglio o un ascolto quando ne abbiamo bisogno. Diciamo che i nostri genitori non possono capire perché facciamo certe cose, come passare ore al pc o col telefono sempre in mano, chiusi in camera con la musica sparata nelle orecchie. Come se loro non avessero mai avuto la nostra età.

Poi, durante una conversazione sull’aborto, sulle adozioni gay, sull’immigrazione o sulla chiesa, ce ne usciamo magicamente con “mio padre pensa che…” e un’opinione vecchia di almeno cinquant’anni, ritrovandoci ad essere da rivoluzionari improvvisamente reazionari. Senza che lui lo sappia ovviamente, non dovrà mai sospettare che gli stiamo dando ragione. O forse, più che dargli ragione stiamo solo riportando il suo pensiero acriticamente, in maniera del tutto pedissequa, come se fosse una citazione di Nietzsche.

Nella foga di dare torto a tutti i costi, di andare contro l’opinione dei nostri genitori, di scavare sempre più il solco nella trincea dell’eterno conflitto genitori-figli, finiamo per non farci un’idea del tutto nostra. Finiamo per essere razzisti, maschilisti, omofobi, sfiduciati nella politica prima di avere l’età per votare.

Siamo la generazione che non sa fare una sintesi tra il conflitto generazionale e il bisogno di un punto di riferimento certo, che sappia darci un’idea di base sulla quale costruire una nostra opinione. Siamo la generazione dei rottamatori, o delle ruspe se preferite. Finché non subentra il “me l’ha detto papà”.

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